w8usiyb-6cqIl giorno 20 settembre, alle ore 16.00, si è svolto un incontro molto particolare: uno speciale evento organizzato dalla prof.ssa Olga Egorova dall’Università Statale di Astrakhan’ per gli studenti italiani che si trovano ad Astrakhan’ per il semestre in mobilità internazionale. Come luogo d’incontro è stato scelto il museo “Velimir Khlebnikov”. Oltre ad una visita alla “casa-museo” del famoso scrittore, ha avuto luogo una conferenza con Alexandr Parnis, uno dei più famosi ricercatori sulla vita e sulle opere dello scrittore. Perché è stata scelta la “casa-museo Velimir Khlebnikov” come luogo d’incontro? Velimir Khlebnikov, nato ad Astrakhan’, è una personalità di spicco della cultura di questa città ed ha contribuito a renderla grande. Inoltre, lo scrittore ha avuto dei legami significativi con la cultura italiana: egli è infatti uno dei maggiori futuristi russi, e il futurismo è un movimento letterario che è nato in Italia. Nella casa-museo di Khlebnikov, infatti, si possono trovare libri futuristi in lingua italiana. L’incontro è cominciato con una visita facoltativa al museo. Tra le molte cose interessanti che si possono vedere, ci sono molti libri appartenenti a Khlebnikov in varie lingue, tra cui russo, italiano e francese. Oltre a ciò, il suo albero genealogico, i suoi oggetti, le sue fotografie e le sue corrispondenze. Gli studenti italiani, accompagnati dai loro “buddy”, ovvero gli studenti russi di lingua italiana, nonché loro amici e figure di riferimento, hanno visitato tutte le stanze del museo. Dopodiché, tutti gli studenti e i professori si sono accomodati in una stanza luminosa, dove si è svolta la conferenza. Il professore Alexandr Parnis ha parlato a lungo e con grande passione dello scrittore, approfondendo vari aspetti della sua vita, delle sue opere e dei suoi rapporti con la storia e con la cultura letteraria dell’Italia e della Russia. Grazie a questo incontro speciale, gli studenti italiani hanno potuto conoscere meglio un personaggio così importante e rappresentativo della cultura di Astrakhan’.

Testo – Gloria Pietrobon